
Se c’è una certezza editoriale che il lettore potrà notare sulle nostre pagine riguarda il fatto che gli articoli che vedrete non seguiranno i ritmi frenetici del ciclismo di oggi. Ad una settimana dalla Sanremo abbiamo pertanto deciso di tornare ancora indietro per continuare ad assaporare l’impresa di Nibali ed analizzarne alcuni aspetti tecnici per poi lanciarci nella grande avventura dell’Inferno del Nord.
Per l’occasione abbiamo incontrato l’ex professionista Luca Barla un’atleta che la Milano-Sanremo l’ha corsa ma sopratutto un ragazzo che su quelle strade ci è nato e cresciuto. Luca è passato professionista nel 2008 nel Team Milram, squadra in cui militavano, tra gli altri, Petacchi e Zabel. Nel 2010 fu vittima di un grave incidente che gli condizionò la stagione e sostanzialmente la carriera.
Ciao Luca, innanzitutto ti ringraziamo per la disponibilità. E’ un privilegio per un’esperienza appena nata come la nostra poter ospitare le tue impressioni sulla Milano-Sanremo e sulla stagione dell classiche. Tu la “Classicissima” l’hai corsa ma sopratutto provieni da quelle parti, giusto?
Disputare la Milano-Sanremo è sicuramente il sogno di ogni ragazzino che pratica questo sport. E’ una delle cinque “classiche monumento” e credo sia la più imprevedibile di tutte e quindi la più affascinante. Naturalmente è sempre stata la mia corsa preferita e non poteva essere altrimenti dato che vivo, sin da bambino, proprio sulla salita del Poggio e che ciclisticamente parlando sono cresciuto su queste strade.
Il Poggio…proprio dove si è decisa la gara, tra l’altro con un risultato un po’ a sorpresa. Non si può certo dire che Nibali sia un corridore esplosivo, patisce i cambi di ritmo. Dove ha trovato secondo te lo smalto per quell’azione sul Poggio? E’ un discorso che può riguardare il fondo viste le condizioni climatiche ed il cronometraggio?
Vedete perchè dico che è una delle corse più imprevedibili che ci sia. Io, sinceramente, mi aspettavo un corsa un po’ diversa da come si è svolta, ero convinto che la corsa si infiammasse già sulla Cipressa e che Vincenzo potesse allungare nella discesa. Non è proprio adatta alle sue caratteristiche ma un campione come lui ci prova sempre a vincere una corsa così importante. Invece ha saputo inventarsi un’altra azione vincendo con un mix tra grinta e astuzia, oltre che classe naturalmente.
Secondo te perchè nessuno lo ha seguito? Poco coraggio o sono proprio mancate le gambe?
Questa non è una domanda facile a cui rispondere. Subito ho pensato che fossero un po’ tutti senza energie considerato anche che il gruppo aveva preso freddo ed acqua fino ad Albenga. Poi però ho rivisto la corsa a casa e mi sono reso conto che c’è stato davvero tanto controllo tra i favoriti. Sicuramente penso che Sagan abbia preferito non seguire di persona Nibali ma aspettare che si muovesse anche qualche altro corridore.

E’ possibile secondo te ipotizzare che la Sanremo negli ultimi anni sia risultata più dura ed imprevedibile anche per una certa disabitudine dei corridori ad andare oltre i 250 chilometri. Abbiamo visto spesso davanti corridori di fondo come ad esempio Cancellare, Nibali, Kristoff, che hanno caratteristiche diverse dai velocisti e dagli scattisti classici.
No, non credo che la disabitudine possa essere un fattore. Tutte le classiche hanno comunque sempre distanze importanti. Poi certamente concordo sul fatto che si debba essere portati per fare la differenza oltre i 250 km di corsa. La differenza, oltre che dalle caratteristiche di ogni corridore, deriva dalla preparazione. Un tempo la stagione partiva appena un mese prima della Milano-Sanremo. Adesso a gennaio ci sono già le prime corse e basta veramente poco per sbagliare e arrivare alla “Classicissima” con un po’ di smalto in meno.
Cambiamo argomento. Dopo la Sanremo che ha ridato speranza ai tifosi italiani comincia la stagione delle classiche del Nord, come vedi i nostri corridori?
Le classiche del Nord sono corse molto dure e ci sono squadre veramente forti. Noi italiani è da qualche anno che siamo in difficoltà: ci manca il vero cacciatore di classiche.
Potrebbe essere l’anno di Trentin? Nella scorsa stagione è cresciuto molto e ora nella nuova squadra (Mitchelton-Scott) avrà più spazi per andare a cercare soddisfazioni personali anche sulle pietre.
Trentin è uno di quei ragazzi che sta facendo veramente un bel percorso ciclistico, ogni anno migliora in qualità e forza. Peccato anche per la Sanremo: è l’unico che si è avvicinato a Nibali. Io penso che da lui potremmo aspettarci belle cose.
Si può fare un discorso simile per Gianni Moscon? Abbiamo tutti negli occhi la sua Parigi-Roubaix dello scorso anno.
Assolutamente, lui è un altro giovane che già l’anno scorso ha dimostrato di avere le caratteristiche per le corse sul pavè. Da lui ci dobbiamo aspettare delle riconferme. Secondo me, partendo da loro due e da altri giovani passati al professionismo negli ultimi due anni potremmo presto tornare ad esultare nelle grandi classiche. Il movimento italiano sta crescendo e i corridori buoni ci sono. Abbiamo visto anche il grande rilancio della pista dove abbiamo ottenuto ottimi risultati ai mondiali. E penso che la pista sia fondamentale anche in funzione della strada, di conseguenza siamo destinati a crescere.
A proposito di giovani, lo scorso anno il tuo conterraneo Oliviero Troia si è reso protagonista di una bella fuga al Fiandre. Lo conosci?
Si, Olly lo conosco. Lui fisicamente è un uomo da Nord. Secondo me su quei percorsi e con quel clima può dare il meglio di sè. Poi quest’anno ha la fortuna di avere in squadra Kristoff e dovrebbe sfruttare al meglio questa occasione.
Certo che è un paradosso per uno che proviene dalla Riviera dei Fiori trovarsi bene al freddo. Ma sempre a proposito di corridori della tua provincia, come giudichi la crescita di Bonifazio che pare essersi un po’interrotta?
Bonny è un altro ottimo corridore che ormai già da qualche anno corre tra i professionisti. Già dal primo anno ha messo in mostra le sue capacità e il suo spunto veloce. Lui dimostra sempre di essere lì, è sempre sulla ruota buona e il piazzamento non lo manca quasi mai. Adesso però deve trovare quel poco che gli manca per arrivare alla vittoria. Il ruolo del velocista è uno dei più difficili, oltre alla grande fatica che si fa in salita, purtroppo sei giudicato positivamente solo per le vittorie.
Insomma, possiamo tornare ad essere moderatamente ottimisti per il futuro del nostro movimento. Luca, noi ti ringraziamo ancora, ci ha fatto molto piacere ospitarti e siamo sicuri che i lettori potranno apprezzare la tua tecnicità derivante dall’esperienza.
Grazie a voi per l’ospitalità, seguo con interesse il vostro nuovo blog e per me è sempre un piacere parlare del “Grande Ciclismo”. Una saluto, a presto