
La linea d’arrivo è laggiù che si avvicina sempre più rapidamente. Ne avrà fatte mille di volate Elia, e tante le ha vinte. Questa no. Questa volta Elia finisce seduto a terra in lacrime. Non si da pace perché sa che le volate durano quanto un battito di ciglio e che quel battito oramai è passato, non c’è più nulla che si possa fare. Ha vinto Sagan, il campione del Mondo, meritatamente. Elia lo sa, ma quello che per altri può essere un sollievo (beh, ho perso, ma dal campione del mondo, mica da uno dei tanti), per lui è ulteriore motivo di rimpianto perché mettersi alle spalle chi indossa la maglia iridata è motivo di grande prestigio. Voleva vincere, voleva battere tutti, dimostrare a sé stesso, alla squadra, ai tifosi, che lui le Classiche le può vincere, e non per caso ha vinto ad Amburgo ed a Plouay lo scorso anno. Voleva vincere, ma è arrivato secondo, battuto per una bicicletta abbondante.
E’ seduto a terra Elia e in quel pianto c’è tutto il suo mondo a due ruote. Gli passa per la mente la prima vittoria tra i pro’ in Liquigas; la prima in Sky, colta a Dubai; l’oro Olimpico di Rio; quel maledetto mondiale dell’omnium perso all’ultimo sprint per soli due punti e l’europeo dello scorso anno in cui fu sopravanzato da Kristoff.
Ma siamo certi che durante quel lungo pianto oltre che a noi anche a lui sia passata per la mente la splendida volata di Genova al Giro d’Italia 2015. Quella volata è uno dei gesti tecnici più belli della sua carriera. Il veronese era senza treno e sapeva che non sarebbe potuto partire lungo così ha pensato di sfruttare il lavoro degli altri, forte del bagaglio tecnico costruito in pista. Elia è perfetto a saltare di ruota in ruota, fare ogni volta la scelta giusta nell’istante giusto. Alla Gent- Wevelgem 2018 Elia il treno lo aveva, e anche se la sua squadra non lo ha lanciato bene nell’ultimo chilometro, nei frangenti di gara precedenti era stata compatta e decisa al servizio del capitano.

Anche per questo Elia è disperato: perdere uno sprint fa male, ma deludere i compagni che si sacrificano per te, lo fa ancor di più. Se a Genova era stato perfetto nelle scelte qui ha sbagliato tutto: in primis ha battezzato la ruota di Demare invece che quella di Sagan. Poi, in uno di quei battiti che decidono le volate ha scelto di passare a destra invece che a sinistra, ma il varco si è chiuso e ha dovuto rallentare vistosamente per evitare Vanmarcke. A questo punto seppur sembrasse tutto perso è ripartito alla grande saltando Demare e provando invano a balzare anche su Sagan, autore di una potente progressione sulla sinistra. Degli ultimi 250 metri di gara Sagan ne ha percorsi 260, Viviani almeno 300. Anche per questo Elia è disperato: sa che se avesse fatto le scelte giuste le gambe per vincere le aveva.
Elia piange perché si rivede in quel giorno a Genova. In conferenza la sua commozione e la sua soddisfazione erano palpabili. Si era sfogato, aveva rivendicato tutto il lavoro svolto fino ad allora, dimostrando a chi pensava che su strada non riuscisse ad affermarsi che aveva ragione lui. Aveva spiegato passo passo ogni aspetto della sua carriera, della sua crescita, della sua maturazione. Aveva raccontato dei sacrifici che aveva fatto e che continuava a fare per essere competitivo su pista e di quanto questa fosse importante per i ragazzi. L’oro di Rio è nato anche lì. Con una grossa presa di coscienza dei propri mezzi, della propria forza, dei propri limiti e di quale lavoro andasse fatto. ” Io non sono un fenomeno, i fenomeni sono altri, come Sagan” aveva dichiarato. Ed è proprio questa la forza di Elia, la testa, il sapere che con il lavoro anche se non è un fenomeno può vincere grandi corse, come a Rio. In quell’occasione si era fatto anche scappare un ” voglio diventare un corridore da classiche, la Gand- Wevelgem può essere una”.
Per questo che piange Elia. Perché sa quanto ci sia andato vicino, perché sa che di occasioni così non ne passeranno poi molte e perché sa che una classica belga vale tanto, vale doppio. Per questo piange Elia.
Ma Elia deve anche sorridere, perché questo è un altro “step”, come lo chiama lui. E lui che è così bravo a saltare di ruota in ruota, sarà anche così bravo da saper affrontare questo step e saltare al successivo, centrando quella vittoria che tanto desidera e che sa che lavorando sodo si andrà a guadagnare.
FA
