
Questo articolo è la seconda parte dell’approfondimento che abbiamo voluto dedicare a Tom Boonen e a Fabian Cancellara ripercorrendo i capitoli della rivalità tra i due nelle classiche delle pietre. Per chi non avesse letto, o per chi volesse riguardarlo, qui c’é il link per della prima parte della storia.
Nel 2010 i due possono quindi dare vita ad un altro duello. Al Giro delle Fiandre lo svizzero attacca da lontano seguito dal belga. Restano insieme loro due, gli sfidanti di sempre. Hanno entrambi la maglia di campione nazionale, un paese intero è assiepato lungo i muri che caratterizzano questa storica corsa, che per i fiamminghi è una vera e propria festa della patria. Si beve birra e ci si attrezza con i barbecue, ma sopratutto si spinge l’idolo di casa. Purtroppo per il campione belga non basta. A 17 km dalla conclusione i due prendono insieme il Grammont, il muro più importante, più difficile, e più rappresentativo di questa classica: semplicemente “Muur” per i fiamminghi. Nella parte più dura Boonen comincia a muovere le spalle, si alza sui pedali con un rapporto lungo: è in difficoltà. Cancellara sale più agile, sempre seduto e composto sulla sua bicicletta: è implacabile, se lo leva di ruota. E’ il giorno più bello per lo svizzero, che conquista il suo primo Giro delle Fiandre battendo il rivale storico davanti al suo pubblico.
La domenica successiva si replica alla Parigi- Roubaix. A 50 km dal traguardo, in un tratto di asfalto, Fabian allunga, gli concedono qualche metro, le telecamere indugiano su Boonen che però è in coda al gruppo e quando si accolla in prima persona l’inseguimento è ormai troppo tardi. La locomotiva di Berna è fatta così, ha corso in questo modo tutta la sua carriera, senza mai speculare, senza mai tergiversare tatticamente, a volte ha perso per la sua generosità ed è stato anche criticato. Ma questo era Fabian Cancellara. L’uomo capace di vincere tre Fiandre e tre Roubaix dominandole e dando spettacolo.
Ma la paralabola di Tommeke non può certo dirsi conclusa e, dopo un 2011 in cui a vincere le due classiche saranno altri atleti, nel 2012 piazza la sua seconda doppietta. E qui la storia si intreccia ancora con le vicende dei due alfieri italiani nelle corse sul pavé di quegli anni: Alessandro Ballan e Filippo Pozzato. Da notare come il secondo fu il rivale principale di Cancellara nelle categorie giovanili, non riuscendo poi a cogliere nella sua carriera quanto il coetaneo svizzero. Ma il Giro delle Fiandre del 2012 sembra essere l’occasione irripetibile. Questa volta non é il Muur il teatro della sfida, bensì l’Oude Kwaremont. Ad inizio muro allunga Ballan, risponde Pozzato portandosi dietro il belga. Nella parte finale della rampa sembra ripetersi la storia di due anni prima, Boonen fa fatica a tenere le ruote del duo italiano scatenato, che però non riesce a staccarlo. Si arriva in volata e Tornado Tom vince ancora: è il suo terzo Giro delle Fiandre.

Alla Parigi- Roubaix dello stesso anno il belga entra definitivamente nella leggenda. Replica all’impresa di Cancellara con un allungo assieme al compagno Terpstra, sull’asfalto, da lontano. Ancora una volta i due italiani si guardano, discutono e Tom si invola verso il velodromo. E’ la sua seconda doppietta Fiandre- Roubaix nello stesso anno: l’unico ad esserci mai riuscito nella storia del ciclismo.
Ma questo primato del fiammingo di Mol durerà molto poco. Nel 2013 la locomotiva di Berna vincerà il Giro delle Fiandre levandosi di ruota il giovane rivale Peter Sagan e replicherà alla Parigi-Roubaix, approfittando anche dell’assenza di Boonen, battendo nella volata del velodromo Sep Vanmarke. E così, con due doppiette a testa, entrano entrambi nella storia, con l’impresa sfuggita ai più grandi delle pietre, da Van Looy a Van Petegem, capaci, come pochi altri, di vincere nello stesso anno Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix ma non di replicare.
Fabian vincerà ancora il Giro delle Fiandre l’anno successivo portando così il suo bottino a tre Fiandre e tre Roubaix. Si ritirerà nel 2016 con la vittoria dell’oro olimpico nella cronometro di Rio. Nel suo ultimo Giro delle Fiandre, cederà lo scettro, suo malgrado, al giovane Peter Sagan, piazzandosi secondo alle sue spalle.
Boonen, dopo aver dato ancora una volta spettacolo nella Parigi-Roubaix del 2016 orchestrando un attacco della sua squadra a 120 km dall’arrivo ed arrendendosi al velodromo solo di fronte al sorprendente Hayman, si ritirerà proprio alla Parigi-Roubaix del 2017. La sua corsa, quella in cui si è presentato al pubblico del Grande Ciclismo, quella in cui ha vinto quattro volte ( come lui solo il grande Roger De Vlaemink).

Numeri impressionanti quelli dei due campioni. Eppure non li ricorderemo soltanto per quello. Non rimpiangiamo la loro assenza nelle classiche per una questione statistica. Rimpiangiamo la loro classe, la loro determinazione, la capacità di domare quelle pietre, quasi le avessero conosciute una ad una, la loro capacità di leggere quelle corse fino a portare attacchi lucidamente folli, da lontanissimo. Perchè capivano che era quello il momento di muoversi, per vincere sì, ma anche per dominare le pietre e gli avversari, per il gusto dell’impresa. E chissà se domenica, alla Parigi-Roubaix 2018, Peter Sagan non abbia pensato a 55 km dal traguardo: “Ma sì andiamo, come Tornado Tom, come la Locomotiva di Berna”