
Le classiche del pavè sono terminate ed è giunta l’ora del solito turn over che negli ultimi anni ha caratterizzato la settimana delle classiche compresa tra Parigi- Roubaix e Amstel Gold Race. Solo in pochi resteranno ( peraltro pesci grossi) per la corsa della birra poiché date le caratteristiche del percorso ( grazie anche alle recenti modifiche) potrebbero far bene. E’ allora giunto il momento di tirare una linea e valutare le prestazioni degli uomini che nelle scorse settimane si sono dati battaglia sul pavè.
Una volta terminato passeremo in rassegna i protagonisti attesi nella settimana ventura, quella delle Ardenne.
I promossi:
Niki Terpstra:
di certo una campagna del Nord da ricordare quella dell’olandese della Quick Step- Floors che si va definitivamente a collocare tra i big della sua generazione per questo tipo di corse. Fa sue E3 Harelbeke, Giro delle Fiandre e sale sul terzo gradino della Roubaix. All’inizio della campagna si pensava che la sua squadra non avesse un vero e proprio capitano poiché capace di portare al successo diversi uomini, il vincitore della Parigi- Roubaix 2014 si dimostra invece leader stra affidabile. Rimane il rimpianto della “Regina delle Classiche” sfumata e che avrebbe potuto giocarsi al meglio se solo la sua squadra avesse fin da subito corso per lui.
Peter Sagan:
altro atleta che esce da trionfatore dalle classiche delle pietre è il Campione del Mondo. Abbiamo ancora tutti negli occhi il fantastico attacco a 54,5 km dall’arrivo del velodromo di Roubaix. C’è da ammettere che prima di questa vittoria roboante la campagna del fuoriclasse slovacco non poteva considerarsi positiva nonostante la terza vittoria alla Gand- Wevelgem. Ciò è motivato dal fatto che le aspettative nei suoi confronti sono sempre altissime, sia da parte degli spettatori, che da parte degli altri corridori che lo inquadrano sempre come faro della corsa. Ecco allora che un un sesto posto al Fiandre, una Gand vinta in volata, una E3 Harelbeke anonima ( e mettiamoci pure un sesto posto a Sanremo) non parevano un bottino sufficiente per un corridore della sua levatura. Con la Roubaix invece ha reso indelebile una Campagna del Pavé fin lì normale (ripetiamo, per lui) ponendo una pietra miliare (è proprio il caso di dirlo) nel suo palmares.
Mads Pedersen:
C’é chi con un secondo posto ad un classica monumento ci campa una carriera. Speriamo e crediamo non sia il caso del tenace campione nazionale danese. La sua corsa dimostra forza e tecnica, ed è immediatamente stata seguita da una buona prova alla Roubaix. Il talento della Trek-Segafredo è ancora giovane e in futuro saprà ancor meglio farsi valere su queste strade, magari cogliendo qualche prestigioso successo. Nel frattempo noi lo promuoviamo a pieni voti.
Michael Valgren:
il discorso fatto per Pedersen vale, anche se più in piccolo, per il suo connazionale in forze all’Astana. Dopo il successo alla Omloop Het Nieuwsblad si conferma anche alla E3Harelbeke, alla Gand e col quarto posto al Fiandre. Dimostra di digerire bene il pavé fiammingo, più accessibile rispetto a quello francese, e si muove bene in stradine strette e ricche di strappi. Ha i mezzi per far bene anche in futuro, dovrà però ancora crescere e imparare a correre anche quando diventerà un osservato speciale e non un carneade di giornata.
Wout Van Aert:
Il campione del mondo del ciclocross si rende artefice di un’ottima campagna del nord, ricca di piazzamenti di prestigio, ma tristemente sconvolta dalla morte del compagno di squadra Michael Goolaerts.
Sulle pietre e sul fango si trova perfettamente a suo agio, si muove bene nei gruppetti e tatticamente sta imparando a leggere la corsa. Se vorrà tornare in futuro per vincere ( e crediamo proprio che non si accontenti dei piazzamenti) dovrà migliorare sulla distanza, ma soprattutto trovare un modo per evitare la volata anticipando i rivali, magari coadiuvato (© Silvio Martinello) da una squadra ancor più attrezzata.
Daniel Oss:
Non si può non fare un plauso al trentino dopo questa sua ennisima primavera positiva. A nostro modo di vedere è il migliore in assoluto tra gli azzurri, seppur non ricopra un ruolo da capitano, ma da gregario; ruolo cui noi italiani ci stiamo sempre più abituando, nel ciclismo e non solo…
Tanto del successo di Peter Sagan alla Roubaix è dovuto alla bravura di Daniel che col suo arrivo è riuscito a dare alla Bora- Hansgrohe un’alternativa nell’impostazione tattica della gara. Non più tutti gli scudieri intorno al capitano a proteggerlo fin quando possibile lasciandolo esposto agli assalti avversari nel momento che conta, ma degli alfieri pronti a partire al contrattacco in caso di necessità tattica.
Mike Teunissen:
Un buon secondo posto alla Dwars door Vlaanderen e piazzamenti di rilievo sia al Fiandre che alla Roubaix. Non sarà certo un bottino esaltante, ma per un giovane in rampa di lancio che cercava conferme sulle sue attitudini in queste corse é un buon andazzo. Lo aspettiamo i prossimi anni.
Nils Politt:
Una campagna mediocre dove brilla il settimo posto alla Roubaix. É proprio la bella prestazione all’Inferno del Nord che ci fa promuovere il giovane tedescone che si dimostra adatto alle pietre ed in particolare alla Regina delle Classiche.
Yves Lampaert:
L’alfiere della Quick Step- Floors è riuscito a ritagliarsi il suo spazio vincendo la Dwars door Vlaanderen. Conosce bene queste strade e ama queste corse, deve continuare a “menare” e sperare che prima o poi la girandola di scatti e controscatti dello squadrone belga volti a suo vantaggio anche in una grande classica.
Jasper Stuyven:
Il belga si dimostra corridore estremamente solido per le corse da Nord e pericoloso per tutti perché veloce in volata. Coglie piazzamenti di rilievo nelle cinque principali corse del pavé non uscendo mai dai primi dieci.
Lo promuoviamo perché l’anagrafica dice che è nato nel 1992, ma dal prossimo anno vogliamo vederlo più attivo e intraprendente ( come in quella famosa Kurne- Bruxelles -Kurne del 2016) per cercare di cogliere qualche vittoria pesante e non solo bei piazzamenti.
Olivier Naesen:
Il campione nazionale belga vive una campagna del Nord non troppo agevole. Dopo un quarto posto ad Herelbeke e un sesto a Wevelgem sembrava davvero in palla per esprimersi al Fiandre. Una caduta alla Dwars door Vlaanderen invece ne mina la condizione fisica e probabilmente anche i risultati. L’undicesimo al Fiandre e il dodicesimo a Roubaix di certo non lo soddisfano appieno, ma visti i postumi della caduta e le sfighe subite in gara non sono da buttare. Lo aspettiamo nel 2019.

I rimandati
Philippe Gilbert:
Il suo obiettivo dichiarato é conquistare tutte e cinque le corse Monumento. Il suo “Strive for five” nel 2018 però é un mezzo fallimento. Alla Sanremo é stato lontano dalla lotta per la vittoria, mentre alla Roubaix si é ben difeso, ma non é andato oltre un quindicesimo posto dimostrando che su quel pavé c’é ancora da lavorare, ma non é lontanissimo dai primi.
Lo apprezziamo davvero perché la sua sfida ci affascina, ci intriga, e forse, in fondo in fondo, ci farebbe piacere vedere un corridore della nostra generazione completare questa epica collezione. Il terzo posto al Fiandre e il suo modo di correre ci dimostrano che la gamba era buona. Che dire Philippe, ti rimandiamo, in primis alle “tue” Ardenne e, in seconda battuta, alla prossima primavera perché se c’è da lottare “strive”, lotterai fino in fondo.
Arnaud Demare:
La sua primavera fino alla Roubaix era stata positiva, andando sul podio sia alla Sanremo che alla Gand. Nell’Inferno del Nord gli si è spenta inspiegabilmente la luce, costringendolo ad una corsa tra le seconde linee. Tra tutte le grandi classiche del pavé forse la “Regina” è quella in cui lo vediamo meglio, quindi la sua prestazione sottotono ci porta a rimandarlo all’anno prossimo in cui speriamo per lui che possa ottenere un risultato di prestigio.
Tiesj Benoot:
Come mai rimandare un ragazzo giovane, che dopo aver vinto le Strade Bianche si é piazzato nei 10 in tutte le classiche del pavé cui ha partecipato? (Ha saltato però la Roubaix per preservarsi).
In primo luogo perché lui è uno di quelli che dopo le corse nelle Fiandre si spara pure quelle sulle Ardenne e quindi non è possibile esprimere una valutazione complessiva almeno finché non sarà terminata la Liegi-Bastogne -Liegi. Come caratteristiche ha nelle corde un po’ tutti i tipi di classica e speriamo tra qualche anno di vederlo a caccia del filotto di cinque monumento come il suo collega Gilbert sta facendo ora.
Però nel frattempo crediamo debba operare una scelta: o classiche o piccole corse a tappe. Non perché le due cose non siano conciliabili, ma perché deve, a nostra opinione, individuare nella sua testa qual é il suo vero obiettivo, avere un focus chiaro e definito. Poi man mano che otterrà risultati potrà cimentarsi nella poliedricità, che é una qualità che noi di Scatti e Controscatti amiamo molto. Al momento invece rischia di piazzarsi spesso e volentieri, seppur in corse di prestigio.
In secondo luogo crediamo che abbia corso un po’ a rimorchio, senza mai attaccare in maniera convinta e decisa. L’attacco é il suo marchio di fabbrica ed attualmente anche l’unico modo che ha per vincere certe corse dato che non é di certo un fulmine allo sprint. Avremmo preferito vederlo più indietro in classifica, ma più generoso in gara. Chissà se non si sia risparmiato anche in vista delle Ardenne, tra una settimana avremo la risposta.
Gianni Moscon:
Campagna del Nord non soddisfacente per il nonese. Per sua stessa ammissione gli sono mancate le gambe, probabilmente a causa del ritardo di preparazione dovuto alla frattura dello scafoide lo scorso novembre. Lo rimandiamo per questa ragione, per la giovane età e per la determinazione che comunque ha manifestato in corsa. I margini di miglioramento sono ancora ampi, sia dal punto di vista fisico, e soprattutto da quello caratteriale, quindi lo aspettiamo ai prossimi appuntamenti.
Matteo Trentin:
Decisamente sfortunato il corridore trentino: a gennaio in incidente ne aveva minato la preparazione e nel corso della Roubaix è stato nuovamente vittima di una brutta caduta rimediando una frattura alla regione toracica. La sua prima apparizione come capitano della Mitchelton-Scott è stata quindi da dimenticare. Lo rimandiamo al 2019 perché sappiamo che il vero Matteo vale di più rispetto quello appena visto in Belgio.
Respinti:
Alexander Kristoff:
Le corse del Nord respingono decisamente il campione europeo che non sembra aver più nelle gambe la possibilità di giocarsi queste corse. Forse dovrà iniziare a concentrarsi su obiettivi più in sintonia con le sue attuali condizioni.
Van Avermaet:
Il grande mattatore del 2017 ( Gand, Roubaix e secondo al Fiandre) nel 2018 é sempre lì ma non brilla. I suoi risultati non sono del tutto da buttare, sia chiaro, ma per uno che vuole affermarsi come big della sua epoca tra le pietre e che vuole finalmente vincere la sua corsa più amata cioè il Fiandre non ha fatto abbastanza. Ha corso al risparmio in tutte le corse senza mai provare una vera offensiva, forse le gambe non erano al meglio, ma comunque le sue prestazioni non ci hanno convinto.
Sep Vanmarcke: E anche quest’anno si vince l’anno prossimo. Questo sembra essere il motto del fiammingo che ormai è giunto all’alba dei 30 anni. Una sfilza di occasioni perdute, rocambolesche cadute e sconfitte cocenti: questo é ciò che dice il palmares dell’alfiere della EF- Drapac. Nelle corse del pavé conta solo una vittoria all’ Omloop Het Nieuwsblad del 2012 (battendo in volata Tom Boonen): davvero troppo poco per un ragazzo dotato del suo talento. Provaci ancora Sep, ma provaci, attacca, inventa, credici, che se continui a correre passivamente è dura che prima o poi si vinca per arrendevolezza degli avversari.
Zdenek Stybar:
É l’unico della Quick-Step Floors a rimanere totalmente a bocca asciutta. Alla sua età certi treni non ripassano ed è l’ora che il campione ceco ne prenda uno. E’ generoso, è capace, si muove bene in gruppo, come uomo squadra é davvero utile, ma non trova mai l’acuto personale. I piazzamenti non sarebbero neanche troppo negativi, ma l’harakiri messo in atto alla Roubaix lo fa precipitare tra i bocciati.
Edvald Boasson Hagen:
Il quarto posto alla Dwars door Vlaanderen aveva fatto pensare che il corridore norvegese fosse in buona forma, in realtà è stato un fuoco di paglia e nulla più: nelle altre corse non si è quasi mai visto.
Ian Stannard:
Inizio di stagione da dimenticare per il britannico, porta a termine solo la Dwars e la Gand, mentre non conclude le altre corse risultando anche poco d’aiuto per la squadra.
Italiani:
Sonny Colbrelli:
Non lo inseriamo nella rassegna generale perché non ha preso parte alla Roubaix, perché non hai mai avuto i galloni del capitano in corsa e perché ha patito per via di una brutta bronchite. Nel caso lo avremmo inserito tra i rimandati, perché la sua campagna é stata tortuosa e vissuta in sordina per via dei problemi fisici. In ogni caso Sonny ha lottato ed é riuscito, specie al Fiandre, ad aiutare la squadra. Dopo il secondo posto della Freccia del Brabante appare in crescita e finalmente ristabilito fisicamente, per questo lo rimandiamo all’Amstel, gara in cui potrà davvero fare bene.
Sacha Modolo:
Rispetto all’anno scorso è stato fatto un passo indietro. Disputa una buona Gand seppur concluda solo undicesimo in una volata in cui poteva fare sicuramente meglio.
Oscar Gatto:
Uomo sempre prezioso per la squadra, quest’anno si sbatte come può seppur non abbia un vero e proprio capitano da aiutare. Ci è sembrato un po’ in calando rispetto le passate stagioni.
Marco Marcato:
Uomo di esperienza sempre abile in questo tipo di corse nelle quali tra gli uomini di seconda fascia è una garanzia. Il suo 18° posto alla Roubaix è il miglior piazzamento dei corridori italiani. Bene per Marcato, ma male per gli azzurri che in queste corse non riescono proprio ad incidere.
Filippo Ganna:
Queste corse fanno per lui, si sciroppa una lunga fuga al Fiandre per fare esperienza, alla Roubaix però non termina la corsa. E’ bello in bici, ha potenza ed è giovane, ma ha ancora tanto da lavorare per arrivare al top anche in queste corse oltre che su pista. Primo obiettivo: migliorare in salita. Vero che alla Roubaix ce n’è davvero poca, ma al momento Pippo si stacca pure sui cavalcavia.
Oliviero Troia:
Piazzamenti non esaltanti ( fuori tempo a Roubaix e 81° al Fiandre), ma prestazioni tenaci che dimostrano una certa stoffa. In questa campagna del Nord è stato costruito un bel bagaglio di esperienza per il futuro, ma c’è ancora molto da lavorare se vuole arrivare tra gli uomini più rilevanti a queste latitudini. Grande prova di orgoglio quella di voler arrivare nel velodromo di Roubaix seppur fuori tempo massimo.
Simone Consonni:
Ultimo a terminare la Roubaix entro il tempo massimo. Si è misurato coi grandi senza essere ancora al loro livello, il tempo è dalla sua, ma c’è ancora da pedalare tanto.
Samuele Manfredi e Marta Bastianelli:
Per una volta abbandoniamo il professionismo e ci gettiamo nelle categorie Juniores e donne élite. Questo ragazzo, classe 2000, ha vinto la Gand- Wevelgem per distacco e si é giocato il successo alla Roubaix in uno sprint a due nel quale ha dovuto arrendersi negli ultimi metri. Ha un gran motore e sta bene in bici. A tenere alta la bandiera azzurra in questa campagna del Nord ci hanno pensato lui e Marta Bastianelli, vincitrice della Gand- Wevelgem e della Freccia del Brabante tra le donne élite.
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F.A.