La corazzata

Julian-Alaphilippe-Foto.-©-ASOGautier-DEMOUVEAUX-nowuorlb2a6f27ufaiwf8mhi1wqw1wd3yhg5lvjaps
Julian-Alaphilippe-Foto.-©-ASOGautier-DEMOUVEAUX-

Volendo fare un primo bilancio su questo inizio di stagione ci è parso utile parafrasare il titolo della celebre pellicola di Sergej Michajlovic E’jzenstejn resa ancora più famosa da Paolo Villaggio, che gli appassionati di ciclismo ricorderanno anche per la tragica Coppa Cobram.

In questo articolo non vogliamo chiaramente soffermarci sul massacro di Odessa e sulla Rivoluzione Russa del 1905 ma analizzare il cammino stagionale di un’altra corazzata: la Quick-Step Floors.

Il successo di Julian Alaphilippe alla Freccia Vallone di mercoledì scorso ha infatti permesso alla squadra belga di portare a 26 il numero di successi stagionali. Un numero incredibile e, giusto per dare alcuni termini di paragone, si pensi che la Ski in questa graduatoria è seconda a 15 vittorie, seguita dalla Movistar che ha finora colto 13 successi.

Hanno contribuito a raggiungere tale bottino ben  11 corridori, che hanno permesso alla squadra di imporsi un po’ su tutti i terreni. Dalle corse di inizio stagione in cui si sono affermati Gaviria, Viviani e il “vecchio” Richeze alla classiche in belgio.

In quello scenario la squadra è apparsa pressoché imbattibile almeno fino alla Parigi-Roubaix. Orfana di un vero e proprio fuoriclasse come poteva essere Tom Boonen  i tecnici hanno adottato strategie di gara che potessero mettere in inferiorità numerica gli avversari potendo contare su un numero di frecce maggiore nella propria faretra. Sono andati allora a segno, solo segnalando le corse più prestigiose, Niki Terpstra ad Harelbeke e al Giro delle Fiandre, Lampaert alla Dwars door Vlaanderen e infine il giovane Jakobsen alla Scheldeprijs.

Di fatto tutte la classiche delle pietre sono state ad appannaggio loro ad esclusione della Gent- Wevelgem nella quale il nostro Elia Viviani è stato battuto da Sagan. Ad interrompere il dominio totale dei belgi è stato lo stesso slovacco alla Parigi- Roubaix, dove forse la squadra di Patrick Lefevere ha forse esagerato con gli attacchi da lontano e si è fatta trovare impreparata sull’allungo del Campione del Mondo.

In concomitanza con le corse belghe la squadra era capace di imporsi anche in importanti corse a tappe. Al giro della Catalunya abbiamo infatti scoperto il talento di Maximilian Schachmann capace di conquistare una tappa con un’azione da lontano. Il giovane tedesco si è poi reso protagonista alla Freccia Vallone  partecipando ad un’azione da lontano insieme ad altri nomi di spicco tra cui Vincenzo Nibali e riuscendo ad essere assorbito per ultimo dal gruppo sul muro di Huy. Il ragazzo è riuscito comunque a conquistare un ottimo ottavo posto.

Sempre in Catalunya la prima tappa è stata vinta da un giovanissimo sprinter colombiano al primo anno tra i professionisti: Alvaro Josè Hodeg.

Nell’altra terra dell’indipendentismo, ovvero al Giro dei  Paesi Baschi, lo stesso Alaphilippe ha conquistato le prime due tappe mentre l’ultima è andata ad un altro giovane talento della squadra belga: Enric Mas, capace di chiudere al sesto posto anche la classifica generale, a soli 23 anni.

E’ proprio il dato generazionale a darci una prospettiva di indagine sui successi della squadra. L’età media dei corridori capaci di conquistare almeno un successo non supera i 26 anni, di questi undici corridori  ben sette sono under-25. Ma, all’interno della squadra, vi sono anche capitani  di grande esperienza come Terpstra e Gilbert, o uomini temprati da mille battaglie, capaci di mettersi al servizio della squadra nelle volate di gruppo come Richeze e Sabatini.

Sembra quindi un’amalgama scientemente costruita, che ha come intento quello di vincere le classiche di un giorno, specie quelle sul pavè e le Ardenne, sapendosi però rinnovare di anno in anno per essere sempre competitiva. I risultati di questo inizio di stagione confermano la bontà del progetto, anche se bisognerà capire se la squadra continuerà a vincere con questi ritmi e, sopratutto, come si comporterà nei tre grandi giri.

Da questo punto di vista la corazzata belga appare meno attrezzata, sopratutto dopo la partenza di Daniel Martin. Toccherà a Bob Jungels, dopo due esperienze positive al Giro d’Italia, mettersi in mostra sulle strade del Tour cercando di fare classifica. Nel frattempo magari continueremo a scoprire nuovi talenti provenienti da questa fucina, pensiamo allo stesso Mas e a Laurens De Plus per dirne due.

Laddove non sarà in grado di fare classifica la compagine guidata, tra gli altri, dal nostro Davide Bramati cercherà comunque di fare  incetta di successi di tappa. Anche da questo punto di vista potremmo valutare la capacità di rinnovarsi, di anno in anno, della squadra, tenendo in considerazione che ben  8 dei 15 successi (anche qui numeri impressionanti)  ottenuti dalla corazzata lo scorso anno nei tre grandi giri sono arrivati da Marcel Kittel e Matteo Trentin, corridori che si sono trasferiti in altre formazioni.

Ma prima di pensare alla stagione dei GT i fari sono tutti puntati  sulla decana delle classiche, la Liegi-Bastogne- Liegi.  I primi due appuntamenti con le classiche delle Ardenne, ovvero l’Amstel Gold Race e la Freccia Vallone, hanno segnato una sorta di passaggio di consegne generazionale, con il successo rispettivamente di Valgreen e dello stesso Alaphilippe. Ma nella quarta monumento stagionale i “vecchietti” venderanno cara la pelle: pensiamo sopratutto a Gilbert, proprio della Quick Step Floors, anche se appare in una condizione di forma calante, a Valverde, per il quale la sconfitta alla Freccia Vallone è apparsa come una sorta di regicidio dopo anni di dominio, ma anche a Kreuziger, apparso in grande forma, e al nostro Vincenzo Nibali.

Se Julian Alaphilippe dovesse riuscire ad imporsi nuovamente sancirebbe  il dominio della corazzata belga nelle classiche, oltre che a legittimarsi come “Campione del Grande Ciclismo”.

E chissà che  non sia proprio il giovane campione francese l’uomo giusto per raccogliere la sfida lanciata dal proprio compagno Gilbert, ovvero vincere tutte e cinque le classiche monumento. Difficile da dire ora, dovrebbe applicarsi, e non poco, sulle corse del pavè. La stoffa sicuramente c’è, ma dovrà vedersela, tra gli altri, con Sagan, Nibali e Gilbert. Ma questa è un’altra storia che vi racconteremo……

 

 

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