
“Ho innalzato un monumento più duraturo del bronzo”, è l’incipit di una celebre ode di Orazio che ha come tema centrale il potere della poesia di conferire immortalità.
Nel ciclismo le classiche monumento sono le corse di un giorno più prestigiose, quelle per le quali una vittoria vale una carriera, e appunto, pensando all’ode oraziana, ti consentono di entrare, per sempre, nella storia del grande ciclismo.
Nibali, Terpstra, Sagan e Jungels sono i corridori che in quest’inizio di stagione si sono aggiudicati rispettivamente, Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre, Parigi-Roubaix e Liegi-Bastogne- Liegi, in attesa del Giro di Lombardia che si correrà ad ottobre.
Lo Squalo dello Stretto, con il numero della Milano-Sanremo, si è aggiudicato la sua terza classica monumento, dopo che in passato aveva appunto già conquistato due Giri di Lombardia ( 2015, 2017).
Niki Terpstra e il Campione del Mondo sono invece riusciti a completare la doppietta del Pavè. Sagan, come noto, si è aggiudicato la Parigi-Roubaix, che va quindi a sommarsi al Giro delle Fiandre del 2016. Al contrario, l’olandese può sommare la classica dei muri di quest’anno alla Roubaix del 2014.
L’unico ad aggiudicarsi una classica monumento per la prima volta in carriera è stato in questa stagione Bob Jungels, vincitore della Liegi-Bastogne-Liegi. Questo dato rivela la difficoltà nell’imporsi in tali corse.
In generale però, allargando lo spettro dell’indagine alle varie classiche corse in questa primavera, ci possiamo accorgere di come non sia solo il giovane lussemburghese a poter contendere lo scettro in futuro ai corridori più esperti.
Volendo fare una rapida carrellata non possiamo non segnalare le vittorie di Michael Valgren, capace di aggiudicarsi Omloop Het Nieuwsblad e Amstel Gold Race, il successo di Benoot alle Strade Bianche ed infine la stoccata di Julian Alaphilippe alla Freccia Vallone.
Ed allora, in questa commistione tra “vecchio” che prosegue nella collezione di monumento e giovane che emerge prepotentemente, ci è sorta una domanda: riuscirà qualche corridore, nei prossimi anni, ad aggiudicarsi tutte e cinque le perle e quindi innalzare “un monumento più duraturo del bronzo” ?
Per provare a rispondere partiamo da un dato storico: in carriera ci sono riusciti solo tre corridori, guarda a caso tutti e tre belgi, ovvero Eddy Merckx, Roger de Vlaeminck e Rik Van Looy.
Onde evitare un elenco che sarebbe troppo lungo, segnaliamo solo che Merckx si è aggiudicato la bellezza di 19 monumento, De Vlaeminck segue a 11, mentre Van Looy, meno cannibale dei due, ne ha conquistate 8, sapendo comunque imporsi in terreni meno congeniali alle sue caratteristiche.
Giusto per dare un’idea, Gilbert e Valverde, gli atleti in attività con il maggior numero di monumento nel palmarès sono “fermi” a quota quattro vittorie.
Partiamo proprio da qui: chi ha attualmente almeno due monumento in carriera e può, legittimamente sognare di completare il filotto?
Il campo è già ristretto, essendo praticamente rappresentato dai corridori già citati, ovvero Nibali, Terpstra, Gilbert, Sagan e Valverde. L’unica eccezione riguarda Simon Gerrans, vincitore di Sanremo e Liegi, ma oggi praticamente a fine carriera.
Proviamo allora a capire chi, tra questi corridori, avrebbe nelle corde l’impresa, partendo proprio dal nostro Vincenzo Nibali, francamente uno dei più quotati.
Il siciliano, scalatore con un fondo formidabile, dopo i successi al Lombardia, è stato in grado quest’anno di aggiudicarsi forse la classica meno indicata alle sue caratteristiche, ovvero la Milano-Sanremo. Rimarrebbero, e chiaramente non è poco, le due classiche delle pietre e la Liegi-Bastogne Liegi. Quest’ultima, stando alle caratteristiche, appare assolutamente alla portata dello Squalo, che però ha sempre fallito, per un motivo o per l’altro, l’appuntamento. Abbiamo ancora negli occhi l’impresa sfiorata con un attacco da lontano nel 2012, ripreso all’ultimo chilometro da Iglinskiy. Quest’anno invece gli sono mancate le gambe per provare a fare la corsa. La doyenne rimane comunque alla portata di Nibali.
Rimarrebbero le classiche delle pietre, e proprio quest’anno Vincenzo ha deciso di prendere parte al Giro delle Fiandre, non sfigurando, ma anzi, lasciando intuire che con una preparazione specifica potrebbe mettere il “cerchietto rosso” sulla classica dei muri. La Roubaix invece è un’incognita. Certamente per caratteristiche fisiche non sembrerebbe alla sua portata, anche se Nibali ha dimostrato nella sua carriera di saper correre con estrema intelligenza tattica e di avere una notevole capacità di guidare la bicicletta, due elementi senz’altro fondamentali nell’ “Inferno del Nord”. E poi come non dimenticare l’impresa al Tour de France del 2014, quando sulle strade della Roubaix, in una giornata di pioggia, Vincenzo fu capace di giungere terzo davanti ai diretti concorrenti per la classifica generale e sopratutto davanti ai mostri sacri di quelle corse?
E’ pur vero che tentare tale impresa richiederebbe rinunciare ai grandi giri, dovendosi concentrare esclusivamente su quelle corse. E, a sfavore di Vincenzo interviene l’età: non sappiamo fino a quando avrà intenzione di correre, ci auguriamo ancora per molto tempo, ma non gli rimangono molti anni per provare nell’impresa che siamo sicuri gli baleni tra i pensieri.
Passando agli altri “vecchi”, due di questi non ci appaiono in grado di competere per la cinquina: Terpstra e Valverde.
Il primo appare oggettivamente troppo poco eclettico, mentre il secondo, che sulla carta avrebbe potuto anche tentare l’impresa, ha compiuto da poco 38 “primavere” e si è aggiudicato solo una monumento, quattro a dire il vero, ma sempre la stessa: la Liegi-Bastogne-Liegi.
Segue…..