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GILBERT-Philippe391pNell’ articolo precedente abbiamo ragionato se qualche atleta in attività abbia potenzialmente le possibilità di aggiudicarsi tutte cinque le classiche monumento. 

Occorre tuttavia chiarire che  nel ciclismo moderno è un’impresa praticamente impossibile e che tutti i ragionamenti svolti sono semplici disquisizioni fatte da noi che magari sono lontanissime dalle volontà dei corridori. Ma in fin dei conti chi ci vieta di proporre tali riflessioni, specie dopo una primavera ricca di imprese che parevano non fare più parte del bagaglio del ciclismo contemporaneo?

A dire il vero va poi segnalato che vi è un corridore che ha apertamente dichiarato di puntare a raggiungere il traguardo in oggetto. Si tratta dell’ex Campione del Mondo Philippe Gilbert, che attraverso l’hashtag #straightforfive ha ufficialmente lanciato la sfida.

Il vallone, nella sua carriera, ha già conquistato il Giro di Lombardia (2009, 2010), Liegi-Bastogne-Liegi (2011) e Giro delle Fiandre (2017), rimanendogli quindi, e non è assolutamente cosa da poco, da aggiudicarsi Milano-Sanremo e Parigi-Roubaix.

Pensare che “Filippo di Vallonia” si fece conoscere dal pubblico del Grande Ciclismo proprio alla Milano-Sanremo: era il 2007 e Gilbert andò via sul Poggio con Riccò per poi essere ripreso insieme al compagno di fuga poco prima dell’ultimo chilometro. Proprio  quello stesso anno il belga partecipò alla sua prima Parigi-Roubaix concludendola 52° ad oltre 9 minuti dal vincitore. Negli anni successivi terrà le debite distanze dall'”Inferno del Nord”, per poi tornarvi proprio quest’anno, perchè, come in un viaggio mitologico, per raggiungere il paradiso, prima o poi dall “Inferno”  ci devi transitare. In riviera invece è stato capace di cogliere due podi, nel 2008 e nel 2010.

Paradossalmente da quel lontano 2007 l’affinità tra Gilbert e le due classiche parrebbe essersi invertita. Perchè lo spunto veloce non è più quello di un tempo e  per vincere la classicissima servirebbe un’imboscata, come quella di Nibali quest’anno. Ma di certo ad un uomo capace di vincere il Giro delle Fiandre con un attacco a 55 km dal traguardo non può essere precluso un tale sogno, specie se l’obiettivo è dichiarato, e Gilbert, unico in questo caso, lavora esclusivamente per questo.

Vincere Sanremo e Roubaix per entrare nell’olimpo. Quest’anno è stato respinto, ma ha dimostrato di potere essere competitivo anche sulle pietre della Roubaix. E allora lo aspettiamo il prossimo anno, quando di anni ne avrà  36, per inseguire il sogno, perchè ci piace la sua folle idea, perchè il ciclismo ha bisogno di queste imprese sulle  sue strade storiche. Se non vi sarà impresa, vi sarà comunque la sfida, la volontà di un corridore di fare qualcosa di straordinario. Qualcosa che al popolo degli appassionati piace sicuramente più del ranking o delle volate per il decimo posto.

A proposito di correre per il gusto di divertire e di imprese d’altri tempi,  non possiamo non citare Peter Sagan, il candidato naturale alla cinquina, cioè quello con più possibilità di riuscirvi, possibilità che rimangono comunque minime.

Conquistate le classiche delle pietre, rimarrebbero Sanremo, Liegi e Lombardia. La prima è la sua corsa, quella in cui è favorito da anni e che prima o poi arriverà. Le altre due richiederebbero dei sacrifici, perchè il Sagan di oggi non è più il ragazzo prodigio capace di vincere su tutti i terreni, salita compresa. Rispetto al primo Sagan, quello di oggi è un corridore potente, esplosivo, che però non ha più la tenuta in salita di quando era poco più che ventenne. Ma il Campione del Mondo è un autentico fenomeno, il suo talento complessivo è superiore a quello di qualsiasi altro in gruppo, e se decidesse di accettare la sfida, sarebbe assolutamente in grado, a nostro modo di vedere,  di trasformarsi fisicamente per conquistare la Liegi e il Lomabrdia, specie se queste, come probabile, dovessero subire trasformazioni nel percorso.

E allora provaci “Peto”, a noi non importa se vincerai dieci  o quindici tappe al Tour, vogliamo vederti nobilitare il Grande Ciclismo, divertendoci e facendoci entusiasmare dal Poggio al Ghisallo, passando per la Redoute.

Passati in rassegna i corridori che ad oggi appaiono avere qualche chance in più per conquistare la cinquina, proponiamo alcuni nomi, tra i più giovani, che potrebbero in futuro dire la loro.

A dire il vero, il primo è coetaneo di Sagan, ma lo slovacco, si sa, è “fuori categoria”: stiamo parlando di Michal Kwiatowski. L’ex iridato, paradossalmente, ha forse conquistato la classica meno adatta alle sue caratteristiche, ovvero la Milano-Sanremo. Sulla carta è un tipo di corridore che può competere tecnicamente nelle altre quattro monumento. Ma dalla carta alla strada le cose cambiano, e il Kwiatkowski di questa primavera deve crescere ancora tanto per provarci.

Diverso il discorso per Alaphilippe. Il francese, che non ha ancora conquistato una monumento, ha disputato un’ottima primavera, culminata con la vittoria alla Freccia Vallone. Però, a nostro avviso, il corridore della Loira, ci appare come possibile futuro dominatore della Ardenne e delle classiche più dure altimetricamente, ritenendolo poco affine alle pietre. Ovviamente non vediamo l’ora di essere smentiti.

Vi sono poi corridori giovani ancora difficili da inquadrare. Uno è il vincitore della Liegi-Bastogne- Liegi, Bob Jungels. Il lussemburghese avrebbe sulla carta la possibilità di puntare  a tutte le classiche: è un bel passistone che potrebbe aggiudicarsi la Sanremo con un colpo di mano, così come competere alla Roubaix, ed è anche un buonissimo scalatore, caratteristica importante per Lombardia e Liegi. Gli mancherebbe forse un po’ di cambio di ritmo, fondamentale in quest’ultima corsa e sopratutto al Fiandre. Bisognerà però capire cosa vorrà fare da grande. Quest’anno parteciperà al Tour con legittime ambizioni di classifica e il suo futuro professionale potrebbe prendere quella direzione.

Un discorso simile può essere fatto per due giovanissimi: Benoot e  il nostro Gianni Moscon. Il primo ha saputo cogliere un quinto posto al Fiandre al primo anno da professionista, ma lo scorso anno non ha sfigurato sulle salite del Tour. Una Strade Bianche come quella di quest’anno non si vince per caso ma bisognerà capire l’evoluzione tecnica del giovane belga.

La stessa riflessione può essere fatta per il trentino, capace, lo scorso anno, di giungere quinto alla Roubaix e terzo al Lobardia. Di certo la sua primavera non ha entusiasmato, ma siamo comunque curiosi di conoscere la sua evoluzione.

E allora, in conclusione, ribadiamo che probabilmente nessun atleta riuscirà più a compiere l’impresa di conquistare tutte e cinque le classiche monumento. Nel ciclismo di oggi, fatto di dati e tecnologia, preparazioni scientifiche e programmazione è praticamente impossibile. Ma in fin dei conti sulle selle di quei prototipi ipertecnologici ci sono degli uomini, con i loro umori, le loro fantasie e le loro ambizioni. E in questo senso le gesta di questa primavera ci hanno rinfrancato, abbiamo visto il ciclismo che ci piace, moderno senz’altro, ma con quel retaggio epico che resta il segreto del suo successo.

 

 

 

 

 

 

 

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